Copepodi arpacticoidi: breve guida

COPEPODI

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I copepodi sono una sottoclasse di crostacei di dimensioni che solitamente sono comprese tra 1 e 2mm nelle forme adulte. Sono largamente rappresentati tra la fauna planctonica e bentonica, tanto che pare siano i più numerosi individui che costituiscono lo zooplancton; per questa ragione è verosimile pensare che moltissimi pesci e coralli basino la loro dieta su questi organismi nel loro ambiente naturale.

Tra i 10 ordini di copepodi, i tre più interessanti per l’applicazione in acquacoltura sono gli ordini dei Ciclopoidi, dei Calanoidi e degli Arpacticoidi. Questi tre ordini si differenziano per caratteristiche morfologiche e spesso per la nicchia ecologica che occupano. Infatti mentre Ciclopoidi e Calanoidi sono essenzialmente planctonici, gli Arpacticoidi sono bentonici (sempre con alcune eccezioni).

COPEPODI ARPACTICOIDI: COLTURA

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Ad oggi i copepodi allevabili più facilmente appartengono all’ordine degli Arpacticoidi. Questi, essendo bentonici, colonizzano superfici quali rocce, sabbia, pareti della vasca di coltura ed ogni altra area disponibile.

La vasca di coltura è quindi preferibile che sia sviluppata in larghezza e che al suo interno siano presenti oggetti su cui i copepodi possono insediarsi: sono molto utili a questo scopo tubi in PVC e lastre in policarbonato alveolare. In vasca spoglia comunque occuperanno le pareti della vasca.

Solitamente è indispensabile usare un aeratore senza porosa per creare un minimo di movimento , mentre la temperatura varia per la specie che si alleva.

L’alimentazione cambia tra le diverse specie, tuttavia ai copepodi allevabili di solito viene fornito un misto di microalghe con una buona componente di flagellate (Tetraselmis, Isochrysis…) e diatomee (Chaetoceros). Alcune specie si basano addirittura semplicemente su surrogati in polvere liofilizzati o farinacei; è probabile che si nutrano direttamente di queste farine o di altri microrganismi (es.Ciliati) che crescono sul detrito.

COPEPODI ARPACTICOIDI: USO IN ACQUARIO

Il dosaggio in acquario di copepodi si sta diffondendo negli ultimi anni, in quanto rappresentano una fonte di alimentazione viva che soddisfa appieno le esigenze predatorie degli ospiti comuni degli acquari.

I pesci dall’alimentazione più difficile sono infatti attratti dai movimenti a scatti dei copepodi per cui li riconoscono immediatamente come le loro prede naturali. Rappresentano quindi le prede ideali per Synchiropus (pesci mandarino), cavallucci marini e signatidi, anthias ed altri.

In più hanno valori nutrizionali correttamente bilanciati sia sotto il profilo proteico che sotto il profilo lipidico, poiché naturalmente ricchi di acidi grassi omega 3 senza la necessità di arricchimenti particolari come invece deve avvenire per artemie e rotiferi.

Ultimamente un metodo di gestione che sta diventando sempre più comune è il DSB. La funzione dei copepodi inseriti in questo contesto, ma anche nelle rocce di un classico berlinese, è quello di elaborare detriti e scarti degli animali superiori e renderli meglio disponibili ai ceppi batterici. Questa funzione li colloca in un posto utilissimo nella catena alimentare che si sviluppa in acquario.

COPEPODI ARPACTICOIDI: USO IN ACQUACOLTURA

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L’utilizzo di copepodi per l’allevamento di larve di pesci e invertebrati marini è ancora in fase di sviluppo e ad oggi non è così facilmente realizzabile.

Le forme giovanili dei copepodi (naupli e copepoditi) rappresentano candidati ideali per l’alimentazione delle larve più piccole dei depositori pelagici (synchiropus, centropyge, labridi ecc.), sia per le dimensioni ideali dei naupli, sia per le abitudini motorie che stimolano la predazione, sia per il loro valore nutritivo.

Tuttavia le specie di copepodi allevate fin ora hanno cicli di riproduzione solitamente lenti e quindi è difficile ottenere le densità elevate di naupli e copepoditi che necessiterebbero all’allevamento delle larve dei pesci.

Sicuramente questo può essere un obiettivo focale per diffondere sempre più l’allevamento di pesci corallini, con sempre il fine ultimo di intaccare meno possibile le risorse naturali.

A cura di: Leonardo Aguiari, ReefEmilia.

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