Rotiferi come cibo vivo

MORFOLOGIA

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I rotiferi sono piccoli animali che devono il loro nome alla “ruota” di ciglia che circonda l’apparato boccale. Questa corona si muove in senso circolare sia per creare un vortice che risucchi le particelle di cibo, sia per agevolare la locomozione dell’animaletto. La bocca si continua poi in un organo masticatore detto mastax, cioè una rudimentale mandibola adatta a frantumare soprattutto le cellule dotate di parete cellulare che poi verranno digerite in un ampio stomaco. Altra peculiarità morfologica ben visibile è il piede o coda che ha funzione di ancoraggio grazie alle ghiandole adesive poste al suo interno; tramite questo organo è quindi possibile anche la propulsione.

GENERE BRACHIONUS

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Le specie di maggior interesse in acquacoltura e acquariologia appartengono al genere Brachionus, ed in particolare B.plicatilis.

Questa specie si riproduce di norma tramite partenogenesi, quindi femmine amittiche daranno vita a diversi cloni senza la necessità di una fecondazione. Solo nel caso in cui l’ambiente si presenti ostile al rotifero, verranno generate femmine mittiche e di conseguenza anche maschi allo scopo di creare delle cisti latenti fino al ripristino delle condizioni ideali per la vita.

I motivi che hanno portato questa specie alla coltivazione per scopi acquariologici sono la facilità della riproduzione e quindi del mantenimento della coltura e le dimensioni che rendono adatto il B.plicatilis per l’alimentazione di alcune piccole larve di pesci e crostacei. In particolare le femmine di B.plicatilis in lunghezza misurano 270-340µm e sono grosse 200-270µm.

In acquacoltura i Brachionus vengono selezionati per taglia (L, S e SS), tuttavia si ritiene che i Brachionus S e SS appartengano alla specie B.rotundiformis. Questi rotiferi più piccoli in genere sono difficilmente reperibili per l’allevamento amatoriale e devono essere tenuti con più cura rispetto ai B.plicatilis L-strain (in particolare i B.S-strain vivono a temperature più alte, con un optimum sui 27-28°C) pur tuttavia si rendono indispensabili per l’accrescimento di larve di pesci estremamente piccole.

LA COLTURA

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Per avviare una nuova coltura solitamente viene usato uno starter di Brachionus vivi, tuttavia possono essere fatte schiudere anche cisti dormienti con il difetto però che la coltura ci metterà più tempo per entrare a regime.

Il mantenimento dei rotiferi può essere fatto in contenitori cilindrici o in bottiglie collegate ad aeratore regolato in modo che il movimento dell’acqua sia lento. La salinità in allevamento è solitamente 30g/l, anche se i Brachionus sopportano notevoli differenze di concentrazione (1-97ppm, con riproduzione sotto i 35ppm) purchè siano graduali. Un’illuminazione mirata non è indispensabile, la coltura però non sia tenuta nel buio assoluto.

L’alimentazione si basa essenzialmente su organismi unicellulari, quindi una buona dose di fitoplancton sarà molto efficace e non presenterà problemi di sovradosaggio; può essere usato anche lievito di birra o mangimi in polvere finissima facendo però attenzione a non sovradosare, infatti sovradosare lievito comporta reazioni di fermentazione e dosi massicce di mangime artificiale decrementano rapidamente la qualità dell’acqua, cosa che può portare la coltura al collasso. Una curiosità: pare che i rotiferi alimentati con solo lievito raggiungano una taglia maggiore.

I rotiferi hanno un ingente tasso di replicazione ed, in poche ore, colture molto dense di questi animali consumano ingenti quantità di alimento, causando perciò inquinamento da ammoniaca. Per ovviare a questo problema, appena si nota una certa trasparenza della coltura dovuta al consumo totale del cibo, è utile dosare una parte di rotiferi e diluire la restante parte con nuova acqua pulita fornendo nuovamente la fonte di cibo tanto da rendere leggermente torbido il mezzo di coltura. Esistono anche particolari biocondizionatori che aiutano nel caso si voglia portare la coltura a densità molto elevata.

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Un problema frequente nelle colture di rotiferi è rappresentato dalla contaminazione da ciliati. I ciliati sono competitori alimentari dei rotiferi e talvolta possono replicarsi così velocemente da lasciare i Brachionus senza cibo. Per evitare questo problema è utile mantenere l’igiene degli strumenti che si usano in coltura, anche un piccolo filtro per l’aria in uscita dall’aeratore può essere utile, ma ancor più utile è filtrare periodicamente la coltura con filtro da 53µm, così i rotiferi si raccoglieranno sulle maglie del filtro, mentre il liquido con i ciliati (più piccoli) dovrà essere smaltito o dosato in vasca se non troppo inquinato.

VALORE NUTRITIVO E ARRICCHIMENTO

Il valore nutritivo del rotifero di per se è scarso, soprattutto per quanto riguarda il profilo lipidico, infatti essendo un organismo che non fa propriamente parte del plancton di mare aperto, non rispecchia appieno le esigenze dei predatori che andrà a sfamare in acquario. In particolare le proteine sono il 28-63% del peso secco del rotifero, i lipidi totali rappresentano il 9-28%, mentre i carboidrati si accumulano per il 10-27%.

Da tenere in più alta considerazione è la quantità di acidi grassi Omega-3, cioè i grassi essenziali che i pesci non riescono a sintetizzare autonomamente, ma che sono indispensabili nella costituzione delle membrane cellulari, in particolare del tessuto nervoso. Questi grassi purtroppo scarseggiano in rotiferi alimentati con solo lievito e non arricchiti.

Fornendo al rotifero un alimento più o meno ricco, l’inconveniente dello scarso profilo lipidico è facilmente risolvibile già a partire da miscele di fitoplancton.

La tabella seguente sia d’esempio per un confronto fra rotiferi alimentati con due diverse specie di fitoplancton:

Rotiferi in Nannochloropsis Rotiferi in Isochrysis
Proteine (%p.s.) 32 46
Carboidrati (%p.s.) 14 14
Lipidi (%p.s.) 20 36

I prodotti che tuttavia ottimizzano la qualità nutritiva del rotifero sono le emulsioni proprio degli omega-3 arricchite di vitamine e amminoacidi. Esistono diversi prodotti pronti in commercio, oppure si può preparare un’emulsione casalinga con oli di pesce (es. olio di fegato di merluzzo), tuorlo d’uovo ed acqua salata.

Di norma l’arricchimento dura 6-12ore, tuttavia ogni prodotto può seguire un protocollo diverso; al termine del periodo di arricchimento, la soluzione va filtrata in modo da separare i rotiferi dal brodo di arricchimento. Infine c’è da sottolineare il fatto che i prodotti a base di acidi grassi, irrancidiscono facilmente, quindi occorre mantenere ben chiusa la confezione e porla in frigorifero per una conservazione più duratura.

USO IN ACQUACOLTURA

Il rotifero è secondo solo all’artemia salina in quanto a utilizzo per l’alimentazione di larve di pesci ed è stato un elemento unico ed indispensabile per il successo nella riproduzione di molte specie marine.

La sua dimensione ed il suo movimento lento lo rendono un’ottima preda per larve di pesci come pesci pagliaccio, gobidi, pseudocromidi, signatidi, ma anche per larve di piccoli gamberi e granchi.

Per questo utilizzo è quanto mai necessario l’arricchimento prima della somministrazione, in modo da fornire alle giovani larve i diversi componenti per uno sviluppo ottimale.

Un problema da tenere particolarmente sotto controllo è la facilità nella replicazione dei rotiferi. Infatti solitamente vengono forniti in un brodo di fitoplancton con temperature attorno a 27°C, cioè le condizioni ideali di sviluppo di una coltura, per cui i rotiferi, se non tenuti sotto controllo tramite mirati cambi d’acqua, arriveranno a moltiplicarsi talmente tanto da inquinare l’acqua e da minacciare la vita delle larve in crescita.

Inoltre pur essendo l’unica fonte di cibo facilmente disponibile per l’allevamento di piccoli pesci marini, non viene riconosciuto come preda da molte specie, soprattutto dai depositori pelagici (pesci angelo, pesci mandarino, pesci balestra…), le cui larve sono spesso troppo piccole per predare i Brachionus plicatilis o non vengono attratte dai loro movimenti .

USO IN VASCA REEF

I rotiferi possono essere un valido sostituto del plancton selvatico nelle vasche arredate a reef e popolate di coralli. Possono essere predati da sps, coralli molli e gorgonie, mentre risultano troppo piccoli per gli lps.

Vi sono alcune ricerche che confermano l’effetto benefico dei rotiferi su alcune specie di coralli duri a polipo piccolo, in particolare una ricerca effettuata dall’Acquario di Genova su Pocillopora damicornis evidenzia come talee di questo animale crescano più velocemente in una soluzione con densità di 16’000 rotiferi per litro. Altre ricerche effettuate da acquari pubblici americani rivelano un certo successo anche nell’allevamento di certi coralli molli azooxantellati come Dendronephthya e Distichopora ai quali venivano somministrati rotiferi in una soluzione di fitoplancton  e naupli di artemia.

Ovviamente le specie di coralli sono talmente tante che sicuramente ci saranno distinzioni da specie a specie, distinzioni dovute alla dimensione dei coralliti o dal grado di specializzazione alimentare del corallo preso in considerazione.

In merito alla quantità da dosare in vasca non c’è una regola fissa, perché bisognerebbe considerare la densità della coltura che si va a somministrare, il volume della vasca, la popolazione presente in acquario; sicuramente non c’è pericolo di sovradosare in caso i rotiferi vengano preventivamente lavati dalla loro acqua di coltura. Inoltre un metodo efficace di somministrazione può essere quello di spegnere le pompe di movimento e lo schiumatoio per qualche decina di minuti e somministrare con pipette i rotiferi in prossimità del corallo da alimentare.

A cura di: Leonardo Aguiari, ReefEmilia.

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